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giovedì 29 novembre 2007 - CGIL Calabria
Relazione di Raffaele Mammoliti all''iniziativa sul mercato del lavoro del 28 novembre 2007

Care/i Compagne/i,
l'iniziativa di oggi rappresenta un'importante appuntamento ed un utile occasione per una approfondita discussione che parta dalle nostre idee e dalle nostre Proposte per giungere ad una valutazione del Piano per il lavoro e l'occupazione che speriamo quanto prima il Governo regionale possa approvare.

- Sono convinto che lo sforzo che dobbiamo fare è quello di mettere in campo tutti assieme le nostre Conoscenze, le nostre Capacità ed esperienze, le nostre idee, per farle diventare Patrimonio politico - programmatico e culturale condiviso da tutta la CGIL.

- L'iniziativa di oggi per questa ragione dunque non è il punto d'arrivo ma vuole rappresentare una tappa fondamentale per rimettere in ordine le proposte, le idee, le iniziative, le battaglie che come CGIL abbiamo dispiegato negli ultimi anni, per avviare contemporaneamente sia la promozione di iniziative da intraprendere nei territori, nei posti di lavoro (con le Categorie e le Confederazioni territoriali) sia per enucleare e definire Organicamente la nostra proposta.

- Idee - Proposte che vanno confrontate (possibilmente unitariamente a CISL - UIL) con il Governo regionale e con le altre Istituzioni Competenti.

Un lavoro Compagne e Compagni dinamico, aperto, concreto, mirato che va sostenuto dalle iniziative e dalle azioni che eventualmente si renderanno necessarie.

Per questo chiedo anticipatamente scusa alle Compagne e Compagni se non affronterò tutte le questioni proprio perché la caratteristica e lo spirito con cui vogliamo tenere questa iniziativa è quello, di costituire un “laboratorio” un cantiere aperto ai contributi, ai suggerimenti, e soprattutto aperto ad un necessario confronto da avviare con tutto il mondo dell'economia, del partenariato, delle autonomie locali dello stesso governo nazionale al fine di costruire soluzioni credibili e strutturali che portino alla realizzazione di obiettivi in grado di determinare nuove politiche del lavoro ed una nuova politica di interventi sociali.
Insomma una sorta di percorso che da un libro verde si conclude con un libro bianco.
Ho voluto iniziare da queste cose per rendere bene l'idea di quello che intendiamo fare e da questo punto di vista sia i contributi di Claudio che ringrazio per la sua immediata disponibilità che quello di Vera che ha seguito per tanti anni il mercato del lavoro e come penso di tutti gli altri, Compagni saranno preziosi e decisivi.
Vogliamo un percorso articolato di confronto, di approfondimento che si pone in linea con le scelte della nostra organizzazione e dentro il quadro normativo europeo e nazionale, consapevoli che bisogna soprattutto fare i conti con le RISORSE disponibili.
Vorremo inoltre concludere questo lavoro giungendo ad una “Proposta” da presentare in una successiva iniziativa che vogliamo tenere con Fulvio Fammoni il Compagno della segreteria CGIL nazionale.
Per esigenze di brevità cercherò di concentrarmi sul merito delle questioni evitando per quanto possibile di fare considerazioni di carattere politico -generale.

- Da che cosa nasce Compagne/i l' esigenza che io avverto in modo improcrastinabile per la nostra Regione. Intanto perché la nostra Regione ha livelli di occupazione e disoccupazione distanti dai livelli nazionali ed europei con una forte presenza di lavoro irregolare. Il tasso di occupazione complessivo della popolazione fra 15/65 anni è del 44,4%, inferiore al dato nazionale che è 57,5% oltre 25 punti percentuali al di sotto degli obiettivi occupazionali fissati dai Consigli europei di Lisbona e Goteborg.

- Se non lavoriamo per migliorare questo dato e ridurre il gap probabilmente la nostra Regione sarà colpita (nuovamente e massicciamente) dal fenomeno dell' emigrazione e subirà veri e propri spopolamenti che soprattutto nelle zone interne sono già in atto, recando ricadute negative sia sul piano economico - sociale, e sul piano dell'impoverimento culturale.

- Utilizzare bene le risorse europee per allargare la base produttiva per far crescere l'economia e creare occasioni d'occupazione e di lavoro è ormai una necessità che dobbiamo imporre, e non a caso uso questa espressione, al Governo della nostra Regione; sul tema del lavoro non è più pensabile improvvisare né dotarsi di una programmazione a volte datata, e fondata su una progettazione che si pone quasi esclusivamente l'obiettivo di spendere le risorse che rischiamo di perdere. Quello che si vuole non è spendere per raggiungere target di spesa ma spendere bene in progetti che abbiano una visione strategica dello sviluppo.

- La sfida, pertanto, che dobbiamo provare a vincere in Calabria è la grande contraddizione esistente tra la disponibilità di ingenti Risorse Finanziarie da una parte e il tessuto economico - sociale - produttivo e occupazionale fragile e frammentato dall'altro.

Probabilmente è più facile a dirsi che a farsi ma noi dobbiamo insistere, cambiare e migliorare il “Sistema” che finora purtroppo non è riuscito ad apportare miglioramenti alle condizioni di vita e di lavoro dei Calabresi.
Le maggiori criticità sul fronte dell'occupazione si riscontrano tra i giovani e le donne.
Il divario nei tassi di occupazione rispetto alle medie dei Paesi dell'Unione europea è altissimo.
Il mercato del lavoro regionale rimane caratterizzato dalla presenza di diffusi divari territoriali.
Il tasso di occupazione risulta penalizzante nella provincia di Crotone con una criticità di 5 punti inferiore alla media regionale.
Il tasso di disoccupazione è del 44,4% come media regionale : a Reggio - Catanzaro - Crotone è superiore alla media.
Anche gli ultimi dati diffusi dalla Banca d'Italia confermano che in Calabria nei primi 6 mesi del 2007 si sono persi quasi 19.000 posti di lavoro.
Dal punto di vista Settoriale la struttura occupazionale Calabrese presenta differenze rispetto alla situazione nazionale: per esempio il peso del settore agricolo sull'occupazione calabrese è al di sopra della media nazionale 12,4% contro il 4,2%; costruzioni 11,3%, contro l' 8,5%.
Mentre il ruolo delle attività industriali in senso stretto raggiunge un'incidenza di appena il 9% a fronte del 22% nazionale.
In linea l'incidenza del terziario con il 68,3% a fronte del 65% a livello nazionale.
Registriamo inoltre come in Calabria esiste la quota di lavoro irregolare più elevata [situazione ISTAT 2003] circa 202.000 unità - 31% di irregolarità a fronte di un dato nazionale che è del 13%.
Il 30 agosto 07 la Giunta regionale ha deliberato un progetto di legge recante “disciplina in materia di emersione del lavoro irregolare in Calabria”. Su questo faremo nei prossimi giorni un punto di approfondimento e di valutazione specifico chiedendo un incontro prima che il Consiglio regionale passi alla definitiva approvazione.
A nostro avviso su questo terreno c'è bisogno di impegni, strumenti e risorse per aggredire tale fenomeno e favorire il più possibile il rispetto dei contratti di lavoro e delle norme sulla sicurezza.
Bisogna smetterla di spendere risorse solo per studi e convegnistica, occorre agire e produrre un'inversione di tendenza significativa.
Per questa ragione le risorse che verranno assegnate al Fondo regionale calabrese per l'emersione previste dal citato provvedimento di legge all'art. 10 (risorse provenienti dalla finanziaria 2007 e legge 48/2006 n°248 - risorse derivanti dalle misure FSE e FESR, risorse derivanti da PON sicurezza, ecc…) dovranno essere utilizzate a sostenere veri e propri piani di emersione in grado di trasformare il lavoro non dichiarato in lavoro regolare.
Ciò si rende necessario anche alla luce del nuovo decreto attuativo previsto dalla legge Finanziaria 2007 che prevede il rilascio del DURC da parte degli enti bilaterali.
E' del tutto superfluo ricordare che a differenza di altre O.S., come CGIL non vediamo positivamente l'estensione, in via sperimentale e per un periodo di 24 mesi, a tutti gli enti bilaterali della possibilità di rilascio del DURC previa convenzione con l'Inps.
Anche perché come è noto gli enti bilaterali per assolvere a questa funzione dovrebbero necessariamente modificare gli statuti e quindi forse la stessa natura per cui sono stati istituiti.
Nella valutazione che faremo dobbiamo necessariamente tenere conto dell'approvazione della Stazione Unica Appaltante.
Abbiamo inoltre la quota occupazionale temporanea più elevata d'Italia. In Calabria infatti nel 2005 1/5 (22,5%) di lavoratori dipendenti aveva un lavoro a tempo determinato a fronte di una media nazionale del 12,3%. Le persone in cerca di occupazione nel 2005 erano 101.000 unità.
La situazione del Mercato del lavoro calabrese è resa ulteriormente preoccupante dalla presenza di numerosi lavoratori precari:

circa 8.000 LSU e LPU;
a questi vanno aggiunti i Precari della pubblica amministrazione e della sanità.

Abbiamo inoltre situazioni di lavoratori espulsi da aziende che hanno cessato l'attività o che sono fallite per oltre 2000 unità.
Oltre il 40% delle persone in cerca di occupazione possiede livelli di istruzione base (licenza elementare e media).
Le difficoltà del Mercato del lavoro calabrese sono imputabili alla debolezza del sistema produttivo locale e alla sua incapacità di esprimere una adeguata domanda di lavoro sia in termini quantitativi che qualitativi. Il tessuto produttivo è caratterizzato da una eccessiva parcellizzazione imprenditoriale data la elevata presenza di imprese individuali con pochissimi dipendenti.
Le difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro spingono i giovani a proseguire il percorso formativo anche dopo il conseguimento del diploma tanto che il tasso di iscrizione all'università della popolazione calabrese risulta superiore di 10 punti percentuali alla media nazionale.
Il piano per il lavoro non può quindi che partire da queste situazioni e deve necessariamente interagire con le Politiche dello sviluppo prevedendo l'utilizzazione piena di tutte le risorse disponibili e delle opportunità normative esistenti. Siamo del tutto convinti che per creare buona occupazione bisogna intervenire sulla capacità del sistema regionale di crescere e qualificarsi. Non si crea insomma lavoro agendo solo sull'occupabilità (qualificazione e potenziamento dell'offerta) ma agendo anche sulla domanda quindi sul sistema delle imprese e sul tessuto socio economico, sui sistemi territoriali e sulle politiche di sviluppo locale. Tutto questo non può avvenire se non c'è integrazione: progettuale e di spesa, integrazione tra spesa comunitaria e politiche di bilancio, integrazione tra piano del lavoro e politiche generali.

- Il Piano a nostro avviso deve dunque affrontare la situazione del precariato, aggredire la disoccupazione e offrire opportunità agli inoccupati, prestando la dovuta attenzione alla problematica del lavoro nero. Il piano deve essere accompagnato da scelte e impegni precisi da parte del Governo regionale per rendere credibile ed efficace il percorso da intraprendere e gli obiettivi da realizzare.

- In questa direzione vanno salutati positivamente gli accordi sottoscritti in questi giorni per la stabilizzazione dei precari della sanità e del fondo sollievo. Il nostro impegno sarà quello di renderli esigibili e per tanto intendiamo difenderli soprattutto dagli attacchi strumentali e di parte fatti in questi giorni (per quanto riguarda quello sulla sanità) da parte dell'AIOP.
A questi accordi si aggiunge l'avvio del percorso previsto per la stabilizzazione (ancora non concluso) per i 360 LSU - LPU regionali.
Riteniamo ancora necessario definire politiche di regolazione del mercato del lavoro attraverso l'approvazione di un testo UNICO sulle leggi esistenti per garantire regole certe e trasparenti.
Anche perché la legge 5/2001 a tutt'oggi è priva di regolamento attuativo per cui non ha espresso la propria efficacia. In questi anni in fatti la regione Calabria non ha fatto altro che agire esclusivamente su una legiferazione di emergenza relativamente al bacino degli LSU-LPU con la legge 4/2001 e successivamente con la legge 20/2003.

- Occorre ribadire la centralità del Sistema Pubblico potenziando i Centri per l'impiego i quali potrebbero gestire forme di sostegno al reddito e il collegamento con il sistema della formazione professionale che va riformato a favore dei bisogni del mercato del lavoro. In base ai progetti finanziati dalle politiche di sviluppo vanno definiti e previsti i fabbisogni formativi del mercato.
Non possiamo continuare ad assistere da un lato ad una richiesta ben precisa del mercato del lavoro ad esempio saldatori specializzati e dall'altro rispondere con corsi di formazione fini a se stessi, realizzati più per spendere risorse che per assolvere alla funzione di politica attiva per il lavoro. A nostro avviso è indispensabile una vera inversione di tendenza che tenga conto dei fabbisogni formativi dei territori, delle nuove tecnologie e dei nuovi mestieri, in un contestuale raccordo con la formazione dei fondi paritetici interprofessionali.

Accanto a tutto questo è assolutamente necessario ed improcrastinabile non alimentare però altro precariato. Altrimenti il rischio serio che si corre è di bloccare le opportunità di lavoro per i prossimi 30 anni.
- In questo senso la Finanziaria in corso di approvazione offre delle opportunità positive che andranno specificatamente valutate non appena ci sarà l'approvazione definitiva.
Ed anche su questo faremo un punto di approfondimento specifico. (sviluppare articolo 93 finanziaria approvata al senato)

- In tale contesto pertanto i Centri per l'impiego a nostro avviso vanno fortemente potenziati sia con l'impiego di professionalità adeguate sia prevedendo l'immediata stabilizzazioni dei precari che vi lavorano, per farli divenire il braccio forte delle politiche del lavoro e tutto quello che la legge istitutiva prevedeva dovessero essere ed invece finora non lo sono adeguatamente stati.
I servizi che i Centri devono rendere non solo quelli relativi all'accoglienza, ma devono riguardare l'orientamento, la formazione, le politiche di integrazione sociale, l'integrazione tra scuola e lavoro.

- Ecco perché accanto alle risorse previste e già ripartite della Finanziaria 2006 bisogna destinare risorse comunitarie per il potenziamento dei CPI.

A tal proposito bisogna aprire un tavolo di confronto con la Regione per riscrivere le regole del lavoro (come previsto dal Protocollo del 23 Luglio) per :

- riorganizzare gli attori autorizzati ad operare;

- intrecciare sempre più la funzione degli ammortizzatori sociali e le politiche attive del lavoro;

- riordinare i sistemi di incentivazione per le imprese in particolare verso le donne e i lavoratori ultracinquantenni. In tale ambito va riformulato il contratto di inserimento/reinserimento, trasformandolo da tipologia di impiego a rapporto di lavoro integrato con servizi specifici per il reinserimento delle persone svantaggiate;

- rivedere il sistema dell'apprendistato (esempio over 50) definendo i profili formativi, sistemi di riconoscimento e certificazione delle competenze acquisite dell'apprendista, assieme ad interventi normativi ulteriori relativi alla durata e al sistema di diritti e del salario.

Anche su questo tema la Giunta regionale ha provveduto all'approvazione di un progetto di legge recante “disciplina degli aspetti formativi dell'apprendistato”. Attraverso questo progetto di legge si intende dare razionalità e certezza al sistema dell'apprendistato grazie ad una sistematica disciplina sugli aspetti formativi considerando tra l'altro che l'istituto contrattuale dell'apprendistato in Calabria ha una incidenza determinante sui meccanismi di incontro tra domanda e offerta sul mercato del lavoro e di avvicinamento dei giovani alla prima esperienza lavorativa
Ritengo che se sapremo lavorare bene si tratta di impegni che possono produrre svolte significative sia in merito all'efficacia del ruolo pubblico sia nel mercato del lavoro, smontando così un pezzo significativo della Legge 30.
Importante anche quanto previsto sempre dall'accordo del 23 luglio in materia di Connessione tra ammortizzatori sociali e politiche per il lavoro finalizzate a costruire nuove opportunità di occupazione potenziando i Servizi per l'impiego collegando e coordinando l'erogazione delle prestazioni di disoccupazione a percorsi di formazione e di inserimento lavorativo.
E' del tutto evidente che bisogna capire bene come fanno strutture diverse ad interagire: per esempio l'INPS è un organismo nazionale e piramidale mentre i centri per l'impiego sono locali e orizzontali. Farli lavorare strutturalmente insieme impone come giustamente valutato da Claudio anche a noi un approfondimento sindacale tra categorie e confederazioni.
In tale direzione è necessario dunque definire un livello minimo comune di standard nazionale dei servizi per l'impiego, nelle diverse realtà territoriali ed ugualmente esigibile da cittadini e imprese.
È utile definire tra Governo regionale, province un livello verificabile di servizi per l'orientamento, la gestione degli adempimenti, la promozione di interventi di politiche attive, il sostegno al reimpiego, la preselezione, l'accesso agli incentivi per la stabilizzazione per le imprese e i lavoratori, l'incontro tra domanda e offerta.
Questo obiettivo il Ministero del lavoro lo ha prefissato con le Regioni e le Province aggiornando così il documento del 2001 legando la definizione degli standard dei servizi alle misure delle programmazione.
Sarebbe necessario prevedere da parte del Ministero per esempio:

a) una azione costante di monitoraggio del livello della qualità dei servizi nelle diverse aree del Paese e nei diversi centri per l'impiego, in ragione delle funzioni richieste al sistema;

b) il perseguimento del processo di integrazione tra formazione e lavoro;

c) il perseguimento di interventi regionali di cittadinanza solidale in grado di collegare i servizi sociali per la lotta alla marginalità a misure di politica attiva.

Tali interventi costituirebbero il riferimento di nuove politiche del lavoro condivise prevedendo quindi una azione che si snoda su 3 livelli:

1) il riassetto e l'adeguamento delle regole e delle norme;

2) l'affermazione condivisa di standard e obiettivi e il collegamento delle risorse della programmazione omogenea ad azioni di sistema;

3) la riforma e riordino degli ammortizzatori sociali in senso attivo con il posizionamento sui Centri per l'impiego del percorso di affiancamento per l'impiego e la stabilizzazione di lavoratori precari.

Definire tempi e modalità della stabilizzazione del precariato esistente in Calabria diventa ormai una necessità non più rinviabile.

- Intanto per il bacino LSU-LPU va definito un percorso immediato per favorire lo svuotamento e la relativa stabilizzazione; prevedendo l'inserimento per quanto possibile nella pubblica amministrazione per renderla più funzionale ed efficiente ma guardando anche ai settori produttivi.

Specificatamente agli LSU-LPU e alle problematiche che afferiscono sia al processo di stabilizzazione sia all'esigibilità dei diritti previsti dal disciplinare c'è a mio avviso urgente bisogno di intervenire sia a livello nazionale Ministero del lavoro sia un confronto del Governo regionale e degli Enti locali.
Intanto il Coordinamento unitario del 22 è stato utile e necessario per fare il punto e definire una posizione unitaria per l'Incontro del 23 che si è tenuto con la Sottosegretaria Rinaldi.
Colgo dalle comunicazioni di Claudio favorevolmente la disponibilità del Ministero del lavoro a concordare con CGIL - CISL - UIL un percorso temporalmente definito che porti alla completa chiusura del bacino degli LPU - LSU sia prolungando nel tempo le misure concordate con riferimento alla finanziaria 2008 sia includendo gli LSU tra i soggetti ai quali indirizzare le politiche di stabilizzazione del precariato nell'amministrazione pubblica, con risorse da individuare nel prossimo DPEF.
Per quanto riguarda l'esigibilità dei diritti di Ferie e Malattia e la problematica degli “Ausiliari del traffico” saranno affrontati subito dopo con i Responsabili del Dipartimento territoriale insieme a Claudio.
C'è bisogno di un impegno più esplicito relativamente alle risorse per la stabilizzazione nei Comuni con più 5000 abitanti e negli altri enti pubblici per superare la misura una tantum e la possibilità di non fare incidere l'eventuali assunzioni sul rispetto del Patto di Stabilità favorendo così e rendendo più appetibile per gli enti la possibilità di assumere. C'è bisogno di valutare la effettiva condizione di convenienza per i lavoratori interessati e con i relativi requisiti sulle misure di accompagnamento alla pensione.
La spesa stimata di circa 35 milioni di euro per gli anni 2008/2009 coprirebbe 2860 persone.
Bisognerà verificare la ricaduta per la nostra Regione.
Il fondo per l'occupazione sosterrà con proprie risorse l'accompagnamento alla pensione per chi abbia meno di 5 anni di distanza all'età pensionabile e sia in possesso degli accrediti contributivi necessari.
L'intero costo della prosecuzione volontaria è a carico del fondo per l'occupazione e quindi il lavoratore non dovrebbe sostenere alcun onere. Viene confermato l'investimento di 9.320 euro al lavoratore stabilizzato per i Comuni con meno di 5000 abitanti.
Per quanto riguarda la nostra Regione vanno aggiunti gli stanziamenti previsti di 60 milioni di euro che riguardano i Comuni sia al disotto che al di sopra dei 5000 abitanti.
Per quanto riguarda la Calabria e la situazione esistente all'Assessorato regionale non possiamo non denunciare con forza l'assenza totale di un interlocutore (visto che l'assessore si è dimesso) e una situazione più generale di totale precarietà e pressappochismo regnante all'assessorato nonostante la disponibilità di impiegati e funzionari che cercano, di sopperire al vuoto enorme.
Senza voler fare delle dietrologie, siamo consapevoli che nella confusione e nella cronica emergenza non ci sono le condizioni minime per affrontare le situazioni in modo più funzionale e organico possibile.
Il rischio è che si utilizzino risorse facendo scelte frammentarie e scollegate da un progetto organico.
Non possiamo più tollerare questo stato di cose!
Lo abbiamo denunciato, nel coordinamento unitario regionale dove abbiamo chiesto un incontro al presidente Loiero per proporre concretamente cosa secondo noi bisogna fare per rispondere alle aspettative e alle esigenze che emergono in questo momento nella nostra Regione.
Abbiamo bisogno non di un incontro e basta ma di vedere attivato un tavolo permanente 24/24 con l'assistenza di Italia lavoro per accompagnare e monitorare tutto il percorso di stabilizzazione degli LSU-LPU.

- Credo che anche noi qualche valutazione dobbiamo farla in modo più approfondita.

Intanto dobbiamo utilizzare al meglio le risorse per incrociare il maggior numero possibile di lavoratori nel processo di stabilizzazione.

(risorse comuni 5000 inferiore abitanti in Calabria esistono 2469 lavoratori - risorse superiori a 5000 abitanti ed altri enti - bando regionale 40.000 euro per 5 anni - 60.000 milioni stanziamento nazionale)

Intanto va chiarita la possibilità di cumulare per gli Enti i finanziamenti nazionali e regionali, anche perché alcuni enti attraverso la cumulabilità non sforano il tetto di spesa previsto.
Cosa succede oggi?
È stato superato il tetto di spesa?
Per quanto riguarda le graduatorie se il criterio è l'Anzianità il rischio che in Calabria avendo LSU-LPU ed essendo questi ultimi arrivati dopo, non stabilizzeremo nemmeno 1 solo LPU.
Si faranno graduatorie separate?
Si stabilizzerà per esempio in base ad una percentuale predefinita del tipo 60%,/40% ?

- Abbiamo inoltre altri lavoratori già immessi nel bacino dalla Commissione Tripartita.

Potranno concorrere al processo di stabilizzazione?
Ecco perché necessita il tavolo permanente operativo per affrontare e dirimere tutte queste situazioni.
Questa è la richiesta che dovremo sostenere con forza e determinazione. Insomma c'è bisogno di una task force che aiuta e assiste il percorso di stabilizzazione che ha tempi ristrettissimi.
Chiaramente il nostro impegno in questo percorso non può che essere massimo. Ed in questa fase non può che essere prioritario.

Sono convinto che anche Claudio comprendendo la nostra situazione ci starà vicino e ci offrirà il suo prezioso contributo.
Un'altra valutazione che dobbiamo fare è sull'utilizzo dei Fondi comunitari per aiutare percorsi di stabilizzazione.

- Infatti l'accordo del 23 Luglio prevede espressamente che anche i Fondi delle risorse comunitarie possono essere utilizzati per sostenere processi di stabilizzazione.
Come si traduce questo in scelte concrete operative ed esigibili?
Con Massimo stiamo lavorando in sinergia per vedere come da questo versante può arrivare un ulteriore contributo al processo di stabilizzazione in atto.
È del tutto evidente che noi dobbiamo chiedere un Piano di stabilizzazione che riguardi l'intero bacino definendo dei tempi per lo svuotamento che non possono superare la fine della legislatura.
Al Governo regionale chiederemo pertanto di definire un Piano Complessivo che preveda tempi, risorse e modalità per tutti i lavoratori LSU-LPU, prevedendo inoltre un monitoraggio continuo con le OO.SS e gli Enti interessati.
Per quanto riguarda invece gli oltre 2000 lavoratori espulsi da aziende che hanno cessato l'attività o che sono fallite bisogna rilanciare e rimodulare il progetto denominato “PARI” per renderlo più efficace ed incisivo.
Infatti nel 2005 la regione Calabria ha inoltrato al Ministero del Lavoro il progetto “interventi integrati di politiche attive della regione Calabria”, prevedendo di realizzare sia azioni finalizzate al reimpiego e all'incremento dell'occupabilità dei lavoratori destinatari per circa 2000 di cui 1600 lavoratori in Cigs e mobilità provenienti da aziende con accordi in deroga; 400 lavoratori espulsi da imprese con meno di 15 dipendenti ma percettori di indennità o di sussidi a cui destinare i contributi all'inserimento previsti dal programma.
Mentre per gli svantaggiati percettori degli ammortizzatori in deroga il programma assegna solo il voucher formativo di 1000€, per i soggetti non percettori la cui individuazione è assunta con avviso regionale pubblicato sul BUR della regione Calabria, oltre al voucher formativo il programma prevedeva un “sostegno al reddito” per 4500€ 450 x 10 mesi erogato dall'INPS.

- Considerato che a tutt'oggi sono residuate delle risorse bisogna procedere ad un nuovo programma per il 2008.

E' opportuno fare una verifica territorio per territorio delle situazioni di crisi esistenti e che rientrano nel target di progetto in modo da orientare l'utilizzo delle risorse sia per favorire processi di reimpiego sia per attivare azioni di sostegno al reddito.
E' necessario dopo aver completato questo lavoro fare un incontro presso l'Unità di crisi istituita dalla Giunta regionale per incrociare queste situazioni con l'eventuale banca dati che la stessa dovrebbe possedere.
Per quanto riguarda invece i disoccupati e gli inoccupati ritengo che la regione deve attivare alcune azioni per dare una immediata risposta alla domanda di lavoro proveniente soprattutto dalle nuove generazioni.
Abbiamo avuto da parte della Regione una proposta in tal senso che va approfondita e verificata dal punto di vista della sostenibilità delle risorse. Tale proposta prevede delle risorse finanziarie per il triennio 2007/2009 pari a 65 milioni di euro derivanti da risorse POR Calabria e FSE 2007/2013 30ml, risorse POR Calabria FESR 30ml, risorse POR Calabria 2000/2006 5ml. Tale intervento dovrebbe produrre una occupazione di 2500 persone per anno.
Vanno definiti criteri generali per garantire la corretta distribuzione delle risorse finanziarie disponibili (comunitarie, nazionali e regionali) tra le province calabresi con l'obbiettivo di garantire la coesione e l'equilibrata crescita di tutte le aree della regione.

Nell'ambito del piano è previsto che verrà subito avviato un progetto straordinario per l'occupazione ed il lavoro che prevede di agire contestualmente:

- sulla domanda, cioè sul sistema delle imprese e delle opportunità di nuova occupazione, incentivando principalmente i settori nei quali la Calabria presenta punti di forza;

- sull'offerta, sui lavoratori in cerca di occupazione fornendo ai soggetti che verranno selezionati una dote da spendere sia in programmi di formazione mirata, sia come integrazione al reddito nella fase di ricerca del posto di lavoro, sia come incentivo per l'azienda che assume.

Nei prossimi giorni dovremmo sollecitare l'avvio di questo importante e straordinario impegno convinti come siamo che il Piano per il lavoro e l'occupazione in Calabria deve essere fondato su alcuni assi fondamentali:

- la centralità del lavoro e la sua qualità;

- un nuovo modello di sviluppo fondato sulla conoscenza, l'innovazione, la formazione, la sostenibilità;

- la lotta alla precarietà del lavoro che per le sue dimensione, le sue conseguenze sociali è oggi la piaga più insostenibile;

- l'integrazione con la nuova programmazione del Fondo sociale europeo 2007/2013.

Compagne/Compagni nel concludere questa mia sintetica relazione mi scuso per non aver affrontato approfonditamente tutte le questioni che ho semplicemente accennato ma è del tutto evidente che lo spirito con cui teniamo questa iniziativa ci consentirà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi di sviluppare come necessario un lavoro articolato e diffuso.
Il programma di lavoro 2008 definito il 6 novembre a Roma dal nostro Dipartimento nazionale è utile e ci aiuterà molto nel nostro percorso e nel lavoro che intendiamo sviluppare. Come CGIL calabrese sono convinto daremo il nostro contributo e affronteremo con la dovuta determinazione gli impegni e le scadenze che abbiamo davanti.


giovedì 13 marzo 2008 - CGIL Calabria
Conferenza d''Organizzazione: documenti
mercoledì 19 dicembre 2007 - CGIL Calabria
PROTOCOLLO CGIL CISL UIL CALABRIA ANCI – LEGAUTONOMIE CALABRIA