CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO - CALABRIA
ORDINE DEL GIORNO ASSEMBLEA GENERALE FLC CGILCALABRIA

Giovedì 28 Febbraio 2019
Cgil Calabria

Il processo di secessione avviato dai presidenti della Regione Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, mascherato da una richiesta di ampliamento dell’autonomia regionale, attraverso  l’attribuzione alle Regioni a Statuto ordinario di ulteriori 23 materie, elencate nell’articolo 117, di cui 20 a legislazione concorrente e 3, -  tra le quali le norme generali sull’istruzione e sulla previdenza sociale  - di esclusiva legislazione Statale, più che puntare a “modernizzare e responsabilizzare il paese” rischia, in realtà,  di frantumarne l’unità e di riportarlo al periodo pre - risorgimentale di 160 anni fa. Con effetti devastanti ed irreversibili sui diritti fondamentali di cittadinanza.

Le bozze ufficiali delle intese, presentate durante il Consiglio dei Ministri del 14 febbraio 2019, chiariscono bene qual è la vera natura delle intenzioni riguardo la richiesta di autonomia differenziata nonché di ulteriori trasferimenti dei poteri nazionali a quelli subnazionali.

Quello della regionalizzazione è un progetto che smaschera la natura sovranista, autoritaria e secessionista delle forze politiche che oggi governano il paese. Una compagine di governo che agisce in funzione di un contratto teso a garantire più la stabilità del potere che l’unità del Paese.

Non si tratta, infatti,  di un più ampio decentramento amministrativo delle autonomie locali in funzione di quanto prevede l’articolo 5 della Costituzione , ma di un atto  gravissimo, compiuto in malafede da parte dei promotori, con un’opinione pubblica che sembra non aver compreso fino in fondo le reali implicazioni e conseguenze e, soprattutto, con una riduzione del ruolo del Parlamento il quale, dal punto di vista procedurale, potrà esprimersi soltanto attraverso un voto a maggioranza qualificata e senza la possibilità di emendarne i contenuti.

Per queste ragioni la FLC CGIL Calabria manifesta la propria disapprovazione e contrarietà a qualsiasi forma di autonomia differenziata.

La posta in gioco è molto più alta, perché l’obiettivo vero è quello della gestione dei fondi derivanti dalla differenza fra le tasse generate dalle regioni e il finanziamento statale per i servizi, con una conseguente riduzione del residuo fiscale. Una messa in discussione dei diritti fondamentali attraverso il venir meno del principio solidale su cui si basa l’indivisibilità e l’unicità della Repubblica Italiana.

L’attuazione dell’autonomia differenziata, così come richiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, se realizzata, rappresenta per il nostro Paese uno scenario pericoloso ed imprevedibile perché inevitabilmente aumenterà le diseguaglianze fra cittadini creando delle fratture nell’erogazione dei servizi pubblici essenziali.

Nei servizi sanitari, nelle prestazioni sociali e nell’istruzione si verificherebbero le maggiori ingiustizie, con effetti drammatici soprattutto nella nostra regione dove l’esigibilità di questi diritti è fortemente condizionata da un’assenza sempre più crescente dello Stato e da una classe politica incapace di rappresentare i cittadini.

In particolare le conseguenze per la scuola, l’università e la ricerca saranno disastrose, aumenterebbe ancora di più il divario esistente tra il  mezzogiorno ed il resto del paese. Sarebbe la fine del Contratto Collettivo Nazionale e della mobilità fra regioni. Nelle regioni più “ricche” i docenti avranno  stipendi più alti, scuole migliori, “differenziate”. Verrebbe messa in discussione, con il reclutamento fatto attraverso i concorsi regionali, la stessa libertà di insegnamento, oltre ad avere in ogni regione, programmi differenti.  Nelle Università l’autonomia differenziata porterebbe alla regionalizzazione del Fondo di Funzionamento Ordinario, incidendo pesantemente sugli Atenei del Centro-Sud già fortemente penalizzati dai tagli di questi ultimi anni e dalle logiche competitive e premiali adottati come risposta ai sotto finanziamenti del MIUR. La programmazione universitaria, con specifico riferimento all’istituzione di corsi di studio, comporterebbe un ulteriore elemento di forte criticità. Non più un sistema universitario nazionale, già di per sé fortemente sofferente per la mancanza di investimenti e garanzie, ma una presenza di Atenei di eccellenza che oscurerebbero completamente gli insediamenti universitari più deboli.  Tutto ciò non farebbe altro che far aumentare le fuga dei nostri studenti verso gli Atenei del nord con effetti imprevedibili sulla qualità del sistema universitario ed economico del Sud.

Per la FLC CGIL Calabria è necessario che lo Stato, prima di qualsiasi forma di ulteriore autonomia, garantisca su tutto il territorio nazionale gli stessi diritti civili e sociali, favorendone l’effettivo servizio e rimuovendone gli ostacoli che impediscono la loro realizzazione. Occorre, per queste ragioni, una legislazione nazionale sui LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) e i relativi fabbisogni standard , che miri soprattutto a salvaguardare l’unità del Paese.

Siamo contrari alla disarticolazione territoriale e vediamo l’autonomia come un’opportunità e una risorsa che deve salvaguardare la coesione e l’unità nazionale in un sistema di governo e di gestione perequativo e solidaristico delle risorse e dei diritti.

Chiediamo con forza la definizione dei LEP in tutti gli ambiti, così come previsto dalla Costituzione , insieme alla determinazione dei costi e fabbisogni standard partendo dal mantenimento e dal rafforzamento del Contratto Collettivo Nazionale come strumento di tutela, di garanzia e di parità.

Per queste ragioni la FLC CGIL Calabria,  respinge con determinazione qualsiasi tentativo di secessione messa in atto con norme mascherate di autonomia differenziata, avvierà una campagna di informazione, mobilitazione e di lotta partendo dai posti di lavoro e che vedrà il coinvolgimento di tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Paese e delle prossime generazioni.

Riteniamo fondamentale, in questa battaglia che non vogliamo perdere,  coinvolgere i docenti e il personale delle scuole e delle università, gli studenti e le loro famiglie, le associazioni e tutta la società civile,  partendo dalla campagna avviata dalle organizzazioni sindacali della scuola contro la regionalizzazione del sistema di istruzione.

 

Catanzaro, 27/02/2019

 

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