CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO - CALABRIA
La Sanità in Calabria viene pagata due volte dai cittadini. Basta tagli che uccidono i diritti.

Domenica 10 Giugno 2018
Cgil Calabria

A fronte di due Decreti Commissariali ( DCA 72 e DCA87, che fissano il tetto massimo delle prestazioni erogabili dai centri privati accreditati Calabresi)  si è riacceso da qualche tempo  l’ ennesimo contenzioso  tra il Commissario Scura e i titolari dei Centri di Specialistica Ambulatoriale.

 L’effetto  di tale scontro si sta traducendo - per i cittadini calabresi - nell’interruzione, dal 4 giugno, dell’erogazione delle prestazioni in regime di convenzione e -  per il personale dipendente -  nell’attivazione delle procedure di pre-licenziamento (se ne contano, al momento,  alcune centinaia).

L’ altro effetto di questo scontro  riguarda l’ intera collettività Calabrese.  Vengono riproposte  alcune questioni  che non possono essere sottaciute neanche da chi, come noi, è forte del convincimento della necessità che la gestione sanitaria debba essere affidata in prevalenza alle strutture pubbliche. Questioni che interrogano sulla qualità e quantità della offerta  Sanitaria pubblica sul territorio regionale.

Il nostro convincimento  si poggia sul dettato Costituzionale.  L’art. 32 riconosce un diritto universale alla salute. Un diritto universale è  perseguibile, secondo noi,  solo se è lo Stato, attraverso le proprie strutture,   a garantire la tutela di quel diritto. E ciò perché esso  tiene conto di almeno altri due principi costituzionali, l’uguaglianza e la proporzionalità.

Sulla base di quanto detto,  quindi, pare perfino pleonastico pretendere una salute che non si deve pagare e che deve ritornare ad essere un diritto per tutti, un abbattimento delle liste d’attesaun piano di assunzione reale di personale medico e di operatori sanitari tale da garantire efficacia ed efficienza negli interventi pubblici,  investimenti in strutture ospedaliere e tecnologie diagnostiche avanzate.

E solo se lo Stato non è nelle condizioni di provvedere direttamente al fabbisogno complessivo di cure dei suoi cittadini,  può essere previsto l’intervento aggiuntivo dell’imprenditore privato, dal quale lo Stato  acquista  un certo numero di prestazioni, necessarie a colmare la domanda di salute dei cittadini utenti.

La drammaticità della condizione sanitaria Calabrese parte dal suo deficit sanitario, prodotto a seguito di una  gestione politica incontrollata e scellerata  che ha determinato - secondo quanto previsto dalle norme vigenti -  il commissariamento della Sanità calabrese a far data dal 2009.

 Ma nove anni di Piani di Rientro, di tagli e aggiustamenti, di riduzione di costi e dimensionamenti strutturali  non sono riusciti a colmare la voragine del debito. Il deficit resta alto (gli unici risparmi sono quelli determinati dal mancato ricambio del personale) e le misure di contenimento, o quelle che pretendono di rivisitare il vigente sistema, non sempre rispondono a logiche comprensibili e sicuramente non  rispondono ai bisogni delle persone.

Il risultato dello scontro tra la struttura commissariale e i titolari dei Centri privati accreditati, indipendentemente dal merito legale di cui possiamo essere meri spettatori , ma che si protrae da lungo tempo in un braccio di ferro logorante, sta producendo un ulteriore danno alla medicina di territorio e alla prevenzione. Nei Decreti Commissariali richiamati si afferma che, stante la gravità della situazione debitoria sanitaria, il Commissario può procedere anche all’abbattimento dei fabbisogni stabiliti. Una scelta incredibile e fuori da ogni logica di sicurezza e prevenzione. Un mero calcolo ragionieristico che umilia il popolo calabrese.

Chiediamo da tempo che si dia attuazione alla rete territoriale, che si aprano le Case della Salute da anni finanziate e mai aperte, che si programmi per le periferie un sistema di sicurezza sanitaria che dia risposte di diagnosi e cura credibili e soprattutto stabili.

Una sanità gestita a colpi di scontri istituzionali, e tra istituzioni ed erogatori, non serve a nessuno. Servirà probabilmente a spostare le risorse dalla Calabria verso le altre Regioni e ad incrementare la mobilità passiva. Difronte al bisogno di salute il cittadino è disposto ad indebitarsi e a cercare soluzioni altrove, peggiorando oltre alle proprie condizioni economiche anche il debito sanitario regionale.

CGIL regionale, FP CGIL e  FILCAMS CGIL, chiedono al Commissario Scura di intervenire immediatamente per garantire ai cittadini le prestazioni  dovute, sulla base del reale fabbisogno stimato. E nel contempo chiedono la tracciabilità dei risparmi derivanti dai tagli effettuati ai centri privati accreditati , per non dovere verificare successivamente che quelle somme vengono sottratte ad alcune strutture per favorire la nascita o l’incremento di budget di altre.

Ma soprattutto CGIL Calabria, FP CGIL e  FILCAMS CGIL , constatato il fallimento della gestione Commissariale, ne chiedono l’immediato  superamento.

Chiedono poi di voler avviare tutte le necessarie verifiche nelle ASP e AO Calabresi sulla legalità e regolarità degli atti amministrativi e di gestione, investendo anche gli Uffici dell’Anticorruzione.

 Annunciano, nei prossimi giorni, l’invio di una richiesta a tutte le Prefetture Regionali perché si attivino specifiche Commissioni di Accesso nelle strutture sanitarie della Regione.

Infine,  chiedono  alle Strutture Private Accreditate di sospendere le procedure di licenziamento avviate e di aprire un confronto con questa OO.SS. per valutare l’effettiva sofferenza occupazionale derivante dai tagli denunciati.

 Catanzaro 10 Giugno 2018  

                                                    Le Segreterie Regionali

                                               CGIL – Funzione Pubblica - Filcams

 

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