CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO - CALABRIA
400 posti di lavoro a rischio nel settore call center a causa della gestione scellerata di Poste Italiane

Le OO.SS. di categoria scrivono a Calenda, Oliverio e Caio

Venerdì 28 Ottobre 2016
Cgil Calabria
Alla C.A. del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda Al Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio All'Amministratore Delegato di Poste Italiane Francesco Caio Oggetto: impatti occupazionali per i lavoratori calabresi a seguito della gara indetta da Poste Italiane inerente servizi di call center La gara di Poste Italiane e dei suoi “4 lotti” è oramai nota a tutti, anche perchè è balzata agli onori della cronaca per i disastri occupazionali che sta causando in diverse regioni d'Italia. Un bando di gara scellerato, in cui Poste italiane E' riuscita a: 1. Non mettere in discussione un'offerta economica pari a 0,29 centesimi al minuto (forse è il caso di parlare di delocalizzazione all'interno del territorio italiano), obiettivamente distruttiva per il settore; 2. generare problemi occupazionali in più città italiane; 3. non assegnare comunque almeno 2 lotti (anche se la gara prevedeva un'assegnazione contemporanea dei 4 lotti); 4. chiedere ad almeno tre aziende di rispettare le clausole sociali facendole intervenire fuori dai territori di ordinaria localizzazione con appositi accordi ministeriali; 5. non chiedere ad altre aziende il rispetto delle clausole sociali (laddove invece la medesima territorialità, Casavatore Gepin - Battipaglia CCSUD, avrebbe garantito la salvaguardia occupazionale); 6. far immettere nel settore altri lavoratori, quando le ultime vertenze gridano all'equità e ad una criticità strutturale dettata dal sovradimensionamento occupazionale; 7. ingolfare il Tar del Lazio con quantità di ricorsi di tutte le aziende coinvolte nella gara. Questo disastro causato da Poste Italiane ora comincia a portare i suoi effetti anche sul territorio calabrese. 200 lavoratori a Lamezia Terme (tutti facenti parte del bacino di oltre 600 lavoratori acquisito circa un anno e mezzo fa da Abramo C.C. in conclusione della vertenza Infocontact) e 200 a Reggio Calabria (System House) rischiano il proprio posto di lavoro vittime incolpevoli dell'assurdità illogica di queste scelte manageriali di Poste Italiane. Siamo quindi al paradosso, in un paese in cui il Ministero dello Sviluppo Economico, nel gestire le numerose vertenze sui call center in questi ultimi mesi, da una parte richiama le aziende al rispetto delle “clausole sociali” (vedi Gepin a Roma e Napoli, Datacontact a Matera, ecc.) ed a non immettere altri lavoratori nel settore in quanto già saturo, mentre dall'altra, una società che è per il 60% del Ministero dell'Economia e delle Finanze, sotto il diretto controllo dello stesso MISE provoca tutto questo? Non dimentichiamoci che in Calabria 400 posti di lavoro con il relativo indotto non sono “solo” un problema occupazionale, sono una CATASTROFE occupazionale. Auspichiamo pertanto che venga convocato un tavolo nazionale per discutere di questa vertenza e che nel frattempo non vengano compromessi i livelli occupazionali che fino ad ora stanno mantenendo margini di vivibilità su tutti i territori.
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